Il blog personale di Tommaso Baldovino, Web Designer a Firenze.

Non ti bastano gli ultimi post? Vai all'archivio, oppure guarda le mie foto.

 


23 ago 12

1 Commento

viaggi

Rotorua e i geyser, Nuova Zelanda

20120822-233552.jpg

Dopo la penisola di Coromandel siamo arrivati al centro dell’isola del nord, per l’ultima tappa del nostro viaggio in Nuova Zelanda: Rotorua.

Appena arrivati ci siamo resi subito conto che si tratta di un centro turistico importante, più esteso dei tanti paesi incontrati lungo la strada. Rotorua si trova su un lago, ma quello che la caratterizza di più è la presenza di sorgenti geotermiche a pochi chilometri dal centro, con geyser, terme e fanghi. Impossibile non accorgersene arrivando in zona: l’odore di zolfo è onnipresente!

Il primo giorno siamo stati a Te Puia, il centro Maori con le sorgenti geotermiche più vicino alla città. Oltre al giro nell’area dei geyser e dei fanghi bollenti volevamo qualcosa di più, così abbiamo preso il biglietto per un’escursione guidata, con spettacolo Maori e cena inclusa.

L’area caratterizzata dall’attività geotermica non è enorme, ma ha un fascino incredibile. Ci sono due geyser principali: il più famoso si chiama Pohutu. Sono uno vicino all’altro, e soffiano più o meno ogni 15-20 minuti per circa un quarto d’ora, ma la loro attività non è regolare. Il getto d’acqua arriva fino a 10 metri, e la temperatura delle sorgenti della zona è di 95 gradi. Ci sono anche dei fanghi in una seconda area, ma la cosa più interessante è la storia del posto. Questo centro infatti era una vasta area dove più tribù Maori si ritrovavano: avevano fiumi, laghi, sorgenti di acqua calda dove fare il bagno e di acqua bollente dove cuocere il cibo (pesce e verdure). Per le carni invece c’era il cosiddetto hangi: una fossa nella terra in cui veniva inserito un recipiente bucato per cuocere a vapore il contenuto. Non c’è da stupirsi se la zona era
ritenuta fondamentale dai Maori e tuttora presenta la più alta concentrazione di questa popolazione: quanti posti al mondo permettono di pescare una trota e cucinarla a 2 metri di distanza, senza fare alcuna fatica e in modo assolutamente sano?

La nostra cena è stata proprio di questo tipo: abbiamo assistito all’apertura dell’hangi, la fossa nel terreno da cui è stato estratto il cesto col cibo già cotto, e dopo esserci messi a tavola abbiamo mangiato carne e pesce cotti in questo modo.
Tocco finale, l’escursione nella zona dei geyser sotto le stelle, con una tazza di cioccolata calda, seduti su dei gradini riscaldati dal vapore delle sorgenti geotermiche sottostanti.

Un’altra cosa interessante fatta nel parco? Abbiamo finalmente visto dei kiwi vivi! In una specie di terrario, immerso nel buio ed isolato dai rumori circostanti, c’erano due kiwi indaffarati a saltellare e cercare cibo. Non l’avrei detto, ma gli animali simbolo della Nuova Zelanda sono grossi quasi quanto una gallina! Inoltre li facevo molto più lenti e goffi: in realtà corrono velocissimi e riescono anche a saltare, pur non potendo volare.

Se volete provare la stessa esperienza cercate il parco di Te Puia a Rotorua. Il pacchetto con la cena inclusa e lo spettacolo Maori si chiama Te Po, e vale assolutamente la pena!

Il secondo giorno abbiamo passato la mattinata in un’altra area con grande attività geotermica: Wai-O-Tapu. Questa zona si trova a circa 20 minuti da Rotorua, e per arrivarci si attraversano foreste e vallate ancora una volta fantastiche. Dopo una settimana stiamo iniziando ad abituarci troppo a questi paesaggi, in realtà sono sensazionali!

Wai-O-Tapu ha un’attrazione principale: il geyser Lady Knox, che erutta ogni mattina alle 10.15. Avevo diversi dubbi su come fosse possibile questa puntualità, in realtà il mistero è stato svelato in modo banale quando siamo arrivati: alle 10.15 è spuntato un dipendente del parco con tanto di microfono che ha buttato nel cratere del geyser un sacchetto di solventi, causando la reazione. Bello spettacolo ma non così spontaneo… curiosa però la storia che racconta la scoperta del fenomeno: dei carcerati facendo il bucato nell’acqua calda del geyser provocarono la reazione usando del sapone. Da lì a trasformarlo in un’attrazione il passo è stato breve.

Oltre a questo geyser però il parco ha molto altro da mostrare: copre un’area enorme di cui è possibile visitare solo alcune parti con una camminata di circa 1 ora e mezza. Formazioni sulfuree, crateri formati dal crollo del terreno, laghi dai colori incredibili e alberi ricoperti di zolfo: passeggiare in questo scenario è un’esperienza unica.

La sera invece ci siamo concessi un po’ di relax direttamente in città, alle Polynesian Spa: delle terme che hanno numerose vasche vista lago, con temperature tra i 38 ed i 42 gradi. Noi siamo entrati nelle piscine riservati agli adulti: una vasca profonda, più altre tre a cascata tra i 38 ed i 39 gradi. Poco più in là altre tre vasche a 40-42 gradi con vista lago.
Il complesso ha anche delle piscine per le famiglie dove possono entrare i bambini, ed un’area più cara dove ovviamente ci sono meno persone. Considerando che è aperto fino alle 11 di sera ed il biglietto costa sui 18€, è un’esperienza da provare se passate qualche giorno a Rotorua.

Questa parte di vacanza in Nuova Zelanda ci ha lasciati davvero felici: il tempo è stato clemente, l’area di Rotorua e prima ancora la penisola di Coromandel sono imperdibili. Considerando che in molti ci hanno raccontato meraviglie dell’isola del sud, sarà d’obbligo tornare da queste parti, magari in una stagione più calda.

Prossima tappa la Polinesia francese, prima a Huahine e poi a Bora Bora, passando per Papeete. Il cambio di fuso orario sarà unico: orologio indietro di 22 ore per un salto indietro nel tempo degno di Ritorno al futuro.

Lake Rotorua

Rotorua, New Zealand

Muschio e zolfo

Wai-o-tapu

Tag:

Autore:

Un commento a “Rotorua e i geyser, Nuova Zelanda”

  1. Dev’essere tanto bella la Nuova Zelanda. Sono uno dei paesi che vorrei tanto visitare. Le tue foto sono molto belle e sono contenta di aver scoperto il tuo blog! Buonagiornata.
    Nadine

Scrivi un commento